

112. Il revisionismo di Bernstein.

Da: E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della
socialdemocrazia, Laterza, Bari, 1974.
    Verso la fine del secolo, Eduard Bernstein, esponente del
partito socialdemocratico tedesco, decise di ripudiare
definitivamente, in conseguenza di un personale ripensamento della
dottrina marxista, quelli che erano stati fino ad allora gli scopi
primari della lotta proletaria, e cio l'abbattimento del
capitalismo e l'instaurazione della dittatura del proletariato. Al
posto di questi obiettivi radicali egli propugnava il
miglioramento politico ed economico delle condizioni operaie, da
realizzarsi all'interno del sistema, prefigurando in ci le
finalit delle moderne socialdemocrazie. Nel brano seguente,
tratto dalla sua opera pi famosa scritta nel 1899, Bernstein, che
venne duramente contestato per tale critica revisionista al
socialismo marxista, spiega i fondamenti della propria concezione
politica, basata sulle mancate previsioni di Marx circa lo
sviluppo capitalistico e sulla ricerca del gradualismo nelle
conquiste operaie.


Io mi sono opposto all'idea che noi siamo alla vigilia di un
imminente crollo della societ borghese, e che la socialdemocrazia
debba definire, e quindi far dipendere la sua tattica dalla
prospettiva di una tale imminente catastrofe generale. Questo, lo
confermo pienamente.
I fautori di questa teoria catastrofica si appoggiano
sostanzialmente sulle affermazioni del Manifesto comunista. A
torto, sotto ogni riguardo.
La prognosi che il Manifesto comunista fa dello sviluppo della
societ moderna era esatta nella misura in cui delineava le
tendenze generali di questo sviluppo. Ma sbagliava a proposito di
varie conseguenze particolari, e prima di tutto nella valutazione
del tempo che lo sviluppo avrebbe richiesto. Ci  stato
riconosciuto senza reticenze da Friedrich Engels, il coautore del
Manifesto, nella prefazione alle Lotte di classe in Francia. Ma 
evidente che se lo sviluppo economico ha richiesto un lasso di
tempo molto pi lungo di quanto era stato ipotizzato, esso ha
dovuto anche configurarsi, cio assumere forme che nel Manifesto
comunista non furono n potevano essere previste.
L'acutizzazione dei rapporti sociali non si  compiuta nel modo
raffigurato nel Manifesto. Nascondersi questo non solo  inutile,
ma  una vera e propria follia. Il numero dei possidenti non 
diminuito, bens aumentato. L'enorme aumento della ricchezza non 
accompagnato dalla progressiva diminuzione numerica dei magnati
del capitale, ma da un aumento numerico di capitalisti di ogni
grado. Gli strati intermedi mutano il loro carattere ma non
scompaiono dalla scala sociale.
La concentrazione della produzione industriale ancora oggi non si
attua dappertutto con la stessa forza e velocit. E' vero che in
molte branche di produzione essa giustifica tutte le predizioni
della critica socialista, ma in altre branche rimane ancor oggi
arretrata rispetto ad esse. Ancora lento il processo di
concentrazione nell' agricoltura. La statistica industriale mostra
un'articolazione straordinariamente graduata delle aziende, e
nessuna classe di grandezze d segno di scomparire. N possono
trarre in inganno, su questo fatto, le importanti modificazioni
nella struttura interna delle aziende e nelle loro relazioni
reciproche.
Dal punto di vista politico noi vediamo che i privilegi della
borghesia capitalistica, in tutti i paesi progrediti, cedono
gradualmente il passo a istituzioni democratiche. Sotto
l'influenza di queste e sotto la spinta dell'agitazione sempre pi
vigorosa del movimento operaio si  prodotta una reazione sociale
contro le tendenze sfruttatrici del capitale, la quale oggi in
verit procede ancora molto timidamente e a tentoni, ma pure
esiste e attira sotto la sua influenza settori sempre pi vasti
della vita economica. La legislazione di fabbrica, la
democratizzazione delle amministrazioni comunali e l'estensione
delle loro competenze, la liberazione dei sindacati e delle
cooperative da tutte le pastoie legali, la consultazione
permanente delle organizzazioni operaie da parte delle pubbliche
aultorit negli appalti dei lavori - tutto ci caratterizza
l'attuale livello dello sviluppo. Che in Germania si possa ancora
pensare ad ammanettare i sindacati,  segno non dell'alto livello,
bens dell' arretratezza del suo sviluppo politico.
Ma quanto pi le istituzioni politiche delle nazioni moderne
vengono democratizzate, tanto pi riducono le necessit e le
occasioni di grandi catastrofi politiche. [...].
Nessuno ha mai messo in dubbio la necessit per la classe operaia
della lotta per la democrazia. Il punto controverso  stato la
teoria del crollo e il problema se, dato lo sviluppo economico
della Germania e il grado di maturit della sua classe operaia
urbana e rurale, possa essere opportuna per la socialdemocrazia
una catastrofe improvvisa. Al problema io ho risposto e continuo a
rispondere negativamente, perch, a mio giudizio, ai fini di un
successo duraturo c'e pi garanzia nell'avanzamento costante che
non nelle possibilit offerte da una catastrofe.
E poich sono fermamente convinto che esistono epoche importanti
nell'evoluzione dei popoli che non  possibile saltare, io
attribuisco il massimo valore ai compiti immediati della
socialdemocrazia, cio alla lotta per i diritti politici dei
lavoratori, alla agitazione politica dei lavoratori, nella citt e
nel comune, per gli interessi della loro classe, all'opera di
organizzazione economica dei lavoratori. In questo senso a suo
tempo io ho scritto la frase: per me il movimento  tutto, e ci
che comunemente  chiamato obiettivo finale del socialismo 
nulla, - e in questo senso la sottoscrivo ancora oggi. Anche se la
parola comunemente non avesse avvertito che la frase andava
intesa solo condizionatamente, era ben chiaro che essa non poteva
esprimere indifferenza riguardo all'attuazione finale dei princpi
socialisti, ma solo indifferenza, o forse  meglio dire
noncuranza, per il come si configureranno alla fine le cose. Io
non ho mai avuto per il futuro un interesse che andasse al di l
di princpi generali, n sono mai riuscito a leggere fino alla
fine il progetto avveniristico. Io mi occupo dei compiti del
presente e del futuro prossimo, e le prospettive che vanno al di
l di questi compiti mi interessano solo in quanto mi offrono la
norma per dare la massima efficacia all'azione in tal senso.
La conquista del potere politico da parte della classe operaia e
l'espropriazione dei capitalisti non sono, in se stesse, obiettivi
finali, ma soltanto mezzi per realizzare determinati obiettivi e
aspirazioni. Come tali esse sono dei postulati del programma della
socialdemocrazia, e nessuno le contesta. Sulle circostanze in cui
saranno raggiunte non si pu predire nulla, si pu solo lottare
per realizzarle. Ma per conquistare il potere politico occorrono i
diritti politici, e perci l'importante problema di tattica che la
socialdemocrazia tedesca deve oggi risolvere mi sembra essere
quello del miglior modo di allargare i diritti politici e
professionali dei lavoratori tedeschi. Se non si trova una
risposta soddisfacente a questo problema, accentuarne altri
sarebbe, alla fine, pura declamazione.
